Quanta vita in questa morte…

271 Quanta vita in questa morte... 6 dic

Stanotte è morta la più anziana delle mie gatte: Asia, detta GattaCiccia. Ha vissuto con me 14 anni, quasi tutti in disparte. Càpita, quando si ha una colonia, che alcuni gatti siano meno affettuosi di altri, non si lascino “maneggiare”, mantengano un certo distacco che, a volte, ti spinge a ignorarli un po’. Lei è stata così fino a quando siamo arrivati a Casa Rangoni. Qui ha preteso un suo posto nella comunità, attenzioni che prima aveva sempre sfuggito. Si è fatta benvolere da tutti, accarezzare da tutti. Quei tutti che prima avrebbe schivato.

Tutta la vita è stata in disparte, ai margini. È vissuta alla periferia del mio amore.

Ma è stata protagonista di tre giorni di agonia che hanno valso la vita intera.

Un grande insegnamento su come affrontare con estrema dignità le forze che mancano, l’inevitabile destino di dissoluzione del corpo, la goffaggine causata dal dolore.
Ho vegliato, con lei e su di lei, per i tre giorni della sua agonia. Questo è stato il suo dono più grande.

Mio padre è morto d’infarto in mezzo alla strada, mia madre in ospedale, di notte, nel sonno. Morti che non ho potuto prevedere. Morti improvvise che mi hanno lasciata senza fiato, con la sensazione di avere preso un pugno nello stomaco.

GattaCiccia invece mi ha insegnato come si muore, lentamente, dolcemente, lasciandosi andare, senza opporre resistenza, senza aggrapparsi a sovrastrutture mentali, angeli, demoni, inferni e paradisi. Si muore fluendo, come acqua di un torrente, abbandonandosi al ciclo della vita.

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

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