La porta di accesso del sogno

 

“La vostra casa è il vostro corpo più grande ”
Kahlil Gibran (Il profeta)

Secondo alcuni studiosi, l’architettura è stata una delle prime espressioni artistiche dell’uomo e molti psicoanalisti ritengono che la casa sia la perfetta espressione del sé di chi la abita.
Ne sono convinta, e mai nessuna casa, come questa, è a mia immagine e somiglianza.

Quando studiavo antropologia mi è capitato di osservare gli edifici delle popolazioni cosiddette primitive, in Nord Africa soprattutto.
Il primo elemento delle più semplici abitazioni, anche delle capanne, è una porta, il più delle volte di forma ovale, che ricorda il sesso femminile e che permette di passare dal dentro al fuori e dal fuori al dentro, cambiando stato e dimensione sia fisica che mentale.

Il modello della capanna, presso quasi tutte le civiltà, sia passate che attuali, è quasi sempre il ventre materno. Questo concetto è rimasto profondamente radicato nella psiche, tanto che spesso, quando si decide di costruire la propria casa, si cerca, più o meno inconsciamente, di ricreare l’atmosfera dell’utero: un luogo nel quale sentirsi protetti, al sicuro.

“Costruire la propria casa significa pertanto creare un luogo di pace, di calma e di sicurezza a immagine del ventre materno, dove ci si può ritirare dal mondo e sentire battere il proprio cuore; significa creare un luogo dove non si rischia l’aggressione, un luogo in cui ci sia l’anima. Oltrepassata la porta, assicuratisi che sia ben chiusa, è dentro di sé che si entra”
(Olivier Marc, Psicanalisi della casa. L’architettura interiore dei luoghi domestici, Como 1994, pag. 50)
La porta è necessaria poiché varcarla significa non solo passare da un luogo all’altro, ma da uno stato d’animo e di coscienza all’altro. Una porta o più porte sono il simbolo delle soglie interiori e dei cambiamenti che comunque esistono all’interno di noi. Per questo, come testata del mio letto, ho voluto una porta, che regoli l’accesso al mondo dei sogni.
È un simbolo importante, poiché mi riporta a me stessa, ai miei desideri profondi.
La porta però è anche un simbolo ambiguo. Se è aperta favorisce la comunicazione con ciò che è fuori, l’altro-da-sé, se è chiusa sancisce la separazione, più o meno volontaria.
Oggi, dopo molti anni di sconsiderate aperture, a tutela della qualità e della serenità della mia nuova vita, la mia porta è chiusa.
Chiusa a tutti coloro che vogliono entrare a rubare ciò che, da sempre, spontaneamente offro.

 

Posted in: