La coscienza dei propri limiti

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Ultimamente mi scontro spesso con l’assolutismo e l’arroganza di alcune persone. Persone che non sanno riconoscere i propri limiti.

Persone che scrivono da pochi anni e si sentono già intasca il Nobel per la letteratura.

Gente che cucina torte e vede infisse stelline sulla porta della cucina.

Gente che sa tutto, che ha sperimentato tutto, che è capace di fare tutto.

Se avessi una scarsa autostima, mi sentirei davvero fuori posto in questo mondo, poiché spesso credo di essere meno di quello che in realtà sono. Non si tratta di atteggiarsi con un velo di falsa modestia, ma di riconoscere davvero ciò di cui siamo capaci.

Probabilmente, da perfezionista quale sono (anche se cerco di smettere) sono sempre stata troppo critica con me stessa, poco incline a perdonarmi errori e disattenzioni.

Ma detesto coloro che hanno un ego ipertrofico, e non si rendono conto che tra loro e dio c’è una differenza: dio non esiste.

Tutti i grandi, tutti coloro che, in vario modo hanno contribuito all’evoluzione della specie umana, hanno avuto come tratto distintivo una sorta di pudore, di umiltà.

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