Curare il giardino come la propria anima

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Sto prendendo il caffè al sole, dopo questo lungo, piovoso inverno, e controllo questo giardino ancora sconosciuto, pensando a dove metterò le piante che ho acquistato e quelle che vorrei acquistare.

Chi coltiva un giardino estroflette i suoi contenuti immaginari e simbolici, proietta sulle piante i suoi pensieri profondi, i suoi moti interiori.
Il giardino quindi è l’espressione dei moti dell’anima.

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Molto spesso si usa l’espressione “il giardino interiore” per identificare un mondo di pensieri, idee, sentimenti, emozioni precluso a tutti, un luogo dove ritirarci e guarire dalle ferite della vita. Un luogo inviolabile. Un chiostro pagano.

Secondo me il vero giardiniere, quello che cura il proprio giardino come la propria anima, è guidato dall’istinto. Magari fa progetti razionali, legge libri, naviga su internet cercando consigli su cosa impiantare, dove e come, poi, all’ultimo momento si fa sedurre da un bulbo particolare scovato in un catalogo, oppure cede alla tentazione di acquistare una pianta al supermercato, o devia la macchina per tornare indietro e andare a visitare un vivaio.

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Qualcosa scatta, dentro, un improvviso bisogno, un moto di follia che lo spinge ad acquistare una data pianta, senza la quale sembra di non poter sopravvivere. Ecco cosa distingue il giardino progettato da un architetto del verde da uno piantato da chi cura la propria anima: la magia.

Improvvisamente emerge dall’inconscio un desiderio irrefrenabile, che si materializza in una clematide o in una rosa. E quel desiderio è il punto di partenza per un’analisi alla ricerca dei nostri significati profondi. Già, perché la stessa rosa, la stessa clematide, nel giardino di qualcun altro, non avranno lo stesso significato. Infatti, esistono vari tipi di giardinieri così come esistono vari tipi di giardini.