Alla periferia della letteratura

alla periferia della letteratura

Come direbbe una delle mie Maestre, Isabel Allende, abito “alla periferia della letteratura”.
Tutta la vita ho sognato di scrivere davvero, di mettere su carta pensieri, storie, racconti, sogni, avventure, bugie.
Non l’ho ancora fatto. Sono stata troppo impegnata a combattere.
Volevo dimostrare a mio padre che avrei potuto vivere della mia sola scrittura.
Ce l’ho fatta. È stato durissimo, ma ce l’ho fatta.

Ho comperato la mia prima casa scrivendo ogni cosa mi venisse proposta, con la solerzia di un’ape operaia e improbabili pseudonimi.
Ho vissuto raccogliendo la legna caduta nel bosco e le erbe edibili per risparmiare su riscaldamento e insalata.
Ho imparato a fare la pasta e a cucinare le carni povere, ad accontentarmi dei vestiti smessi dalla zia ricca e a coltivare l’orto, a gestire il pollaio e a barattare uova con latte e verdure con forza lavoro.

Avvelenata dal mio stesso orgoglio, avevo, come unica missione, dimostrare a mio padre che si può vivere di sola scrittura.

Ho optato per la saggistica e la manualistica perché avevo un mutuo sulle spalle e non potevo permettermi di rischiare di perdere tempo con un romanzo che, immaginavo, essendo quasi un’esordiente, sarebbe stato rifiutato dagli editori.

Ho scritto più di cento libri in 33 anni.
Ho estinto il mutuo e seppellito mio padre.

E il 23 dicembre dello scorso anno, il giorno del mio cinquantunesimo compleanno, ho finalmente iniziato il romanzo che da tutta la vita avrei voluto scrivere.

Non so se lo porterò mai a termine, non so se resterò per sempre alla periferia della letteratura, ma questa nuova, esaltante avventura è cominciata…

 

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