Affetti: meschinamente umani, serenamente felini

Mentre scrivo ho Babette in braccio. Lei è una gatta delicata, molto sensibile allo stress. Ogni piccolo sconvolgimento della routine quotidiana la turba a tal punto da provocarle una cistite emorragica ansiogena.

Tre traslochi in otto mesi non sono stati uno scherzo neppure per me, figuriamoci per lei…
Disagio, fatica, ansia, disordine, polvere, rumore, rabbia, imprevisti, stanchezza.
Ma oggi pomeriggio, mentre questo sole invernale tramonta, lei è qui, tra le mie braccia, tranquilla.
Riempie il silenzio della vallata con un concerto di fusa.

Anche se la casa è nuova.
I rumori sono nuovi.
Gli odori sono nuovi.

Lei sa che il mio abbraccio è antico, il mio amore è forte, la mia mano è morbida eppure ferma nell’accarezzarla.

Così dovrebbero essere i veri affetti, una nuvola che ci circonda e contiene le nostre ansie, le nostre paure.
Ma gli affetti umani sovente sono meschini, sporcati da invidie, gelosie, manipolazioni contro le quali combatto da ormai troppo tempo.

Uno dei motivi che mi hanno spinta a costruire questa solitudine pensosa è proprio fuggire parte dell’umanità per ritrovare me stessa.

In una casa antica e nuova. Così come è antica e nuova questa nostra piccola serenità.

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